
E io qui vorrei saper raccontare lo scorso week-end passato a Genova causa ragioni familiari non allegre, che riguardano il corso della vita, e cioè l’ordine naturale delle cose.
Ma la verità è che il corso della vita a volte mi spaventa, così come ogni volta a Genova mi spaventa mettermi sul balcone di casa di mia zia e guardare la città dall’alto: vertigini a parte, Genova dall’alto è statica, e anche il mare mi sembra immobile.
L’altra verità è che lì c’è una parte delle mie origini, e le origini non si cancellano. Ed è giusto così, a ben vedere non ho mai pensato di cancellarle. Certo rimane il fatto che Genova non mi piace.
Oggi sono in preda alla reise fever, che non so nemmeno come si scriva, fra un po’ di giorni devo prendere un aereo e già sono agitata, maledetta paura che più invecchio e più aumenta.
In questi giorni la concentrazione non so più cosa sia, le cose che potevo le ho rimandate a settembre, la casa è un caos, le pile di cose da mettere a posto mi sommergono, mi ha fatto innervosire la cassiera al supermercato perché è una maleducata, devo ricordami di prenotare il pagamento della terza rata dell’inps per metà agosto, che solo a pensarci mi viene male, per fortuna che dopo la terza rata ne mancheranno solo altre tre, domani devo assolutamente finire di scrivere quel documento di lavoro che solo a pensarci mi viene la nausea, e poi c’è la scorta di mangiare dei gatti che devo assolutamente comprare prima che il negozio dietro l’angolo chiuda ecc ecc.
Mi pare stia arrivando il temporale. Ottimo: stanotte si dorme.