Lo scenario: una sera tranquilla, un posto tranquillo, atmosfera rilassata, senza fretta, l’unico impegno è quello di raggiungere alcuni amici, lui è nella macchina ancora posteggiata e, con calma, sta scegliendo un CD da ascoltare durante il tragitto.
Il fatto: si avvicinano due ragazzi giovanissimi, la loro macchina è parcheggiata a fianco della sua, si capisce che non riescono a farla partire, chiedono se può aiutarli perché la batteria si è scaricata causa luci dimenticate accese. Chiedono se possono “collegare” le batterie con il cosiddetto “cavo” (perdonatemi non conosco i termini tecnici), operazione che a quanto pare dura poco più di un quarto d’ora.
La reazione: lui non ha la minima voglia di fare il soccorritore stradale di giovani distratti, dice ai ragazzi che se ne sta andando, finisce di scegliere il CD e poi se ne va, tanto i ragazzi sono anche forti, e se non trovano qualcun altro che gli presti il cavo possono senz’altro spingere l’auto.
Le mie segghemmentali: sono convinta che “non aver voglia di” sia un sacrosanto diritto. Ma sono altrettanto convinta che, in circostanze come questa che ho descritto, esimersi dal fare ciò che ci viene chiesto sia immorale. O forse il problema è mio, che sono rigida e sopravaluto i doveri rispetto ai diritti?
(certo, senza dubbio è meglio pensare ai tropici)